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lunedì, 05 maggio 2008

TI PRENDO E TI PORTO VIA

Poche righe per questo scrittore pluriacclamato.

Ammaniti è un regista bambino che ama giocare. La sua scena è Ischiano Scalo, paese sfigatissimo di mille anime dove sembra non succeda mai nulla e invece proprio qui si scatena il finimondo. Ischiano Scalo in realtà è il vero protagonista della storia, perché tutti i personaggi, per quanto forti, vivi, concreti, alla fine del libro scompaiono e ti rendi conto che erano solo pretesti per creare lo spettacolo. Perché di spettacolo si tratta: questo romanzo è intrattenimento puro, forse senz'altre pretese. Ammaniti non risparmia fuochi pirotecnici, qui c'è tutto: la parodia, la pubblicità, l'indagine psicologica, il grottesco, l'orrore, l'amore e il sesso e soprattutto le grandi ingiustizie: quelle che crescono di pagina in pagina e ti fanno venire voglia di urlare, entrare nella carta stampata e pronunciarlo tu, quel "ti prendo e ti porto via" a beneficio ora di questa ora di quella vittima. Vittime e carnefici, questa è la storia.
La morale: crescere è diventare un po' carnefici.

Nicolò Ammaniti, Ti prendo e ti porto via. Mondadori 1999