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lunedì, 01 ottobre 2007

PALOMAR

Se nella scienza avessero peso la poesia, la spiritualità, il senso del meraviglioso, le cose nascoste e l’intensità con cui tutto ciò induce il pensiero creativo, il signor Palomar sarebbe astronomo, biologo, chimico: uno scienziato e un ricercatore a tutto tondo. Questo è un libro da leggere a piccole dosi, poche pagine prima di andare a dormire per conciliare sogni ispirati. Palomar più che un’opera di narrativa è un saggio, un manuale, una raccolta di esercizi filosofici praticabili da tutti nella quotidianità. Forse è con questo intento che sono stati scritti, per suggerire un metodo di pensiero e arrivare così ognuno alla propria verità.

Il signor Palomar, che altri non è che l’alter ego dell’autore per sua stessa ammissione – sebbene tutti i personaggi lo siano di solito, ma questo in maniera più aderente ed esplicita - facilmente lo si immagina piccolo e tendente alla calvizie, con gli occhiali sul naso e l’aria trasognata e a tratti del tutto alienata, uno che si addormenta – così sembra, ma in realtà sta avendo un sacco di intuizioni universali partendo da inezie – in fila mentre fa la spesa… come infatti avviene nel racconto ‘Il museo del formaggio’. È simpatico, il signor Palomar? Di certo è solo. Solo per necessità, per via della sua conformazione mentale perennemente in dialogo esclusivo con se stesso. Questo è un trattato sull’esistenza. Invertendo l’assioma ‘cogito ergo sum’, Palomar si domanda se tutto ciò che esiste – sé compreso – non esista solo nella sua mente, perché lui lo pensa e lo vede. Ed eccolo quindi preoccuparsi della luna di pomeriggio, fragile e pallida come ‘una pastiglia mezzo disciolta’ che chissà se ce la farà a salire e concretizzarsi nel cielo buio anche stavolta: di certo ha meno possibilità se nessuno la guarda, se nessuno le regala l’esistenza facendola entrare nel proprio campo visivo e quindi di pensiero. Triste ma formidabilmente concreto è il modo in cui Palomar riesce a sfuggire a questo cane che si morde la coda, al dubbio se l’esistente esista perché è pensato in un susseguirsi di conseguenze che generano domande all’infinito. È la maleducazione umana a far cadere ogni dubbio: una macchia di catrame, una riga di spazzature portate a riva dalle onde testimoniano che l’uomo esiste purtroppo così materialmente da non aver bisogno di essere pensato da nessuno… perché chi mai lo penserebbe così?

Come il Piccolo Principe di Antoine De Saint-Exupéry, nella sua candida, minuziosa ricerca tra le pieghe infinitesimali di ciò che esiste, Palomar è il poeta dell’assoluto.

 

Italo Calvino, Palomar. Einaudi (1° edizione: 1983)