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sabato, 01 settembre 2007

IL CONTADINO GENE’

arpinoArpino è il mio scrittore preferito. Ce ne sono moltissimi che ammiro, ma Arpino per me ha qualcosa in più. Amo la sua scrittura, l’uso sapiente e dosato delle parole, quel suo saper trattare e rendere affascinante qualunque soggetto. E’ questo anche il caso del contadino Genè, un romanzo breve stranamente definito “per ragazzi”, forse per una valenza didattica su un modo di vita che andava già scomparendo quando Arpino scriveva, nei primi anni ’80, e che oggi credo proprio non esista più. La vita del vecchio Gené è semplice: vive solo nella casupola dove vissero suo padre e suo nonno (e forse anche le generazioni precedenti), a fare il lavoro che ha imparato da bambino. Ogni giorno si alza all’alba per misurare a passi pesanti il suo piccolo appezzamento, seguito dal cane Flip. Mirabile anche il ritratto di questo cane, abituato ad essere paziente anche se è giovane e pieno di vita, e a farsi bastare il pastone di pane, da condividersi con le galline, mentre il suo padrone mangia solo il bollito che prepara alla domenica per tutta la settimana. Gené ha imparato a sopprimere bisogni ed emozioni, e in punto di morte, quando si arrende a compiere il suo primo atto di vanità – farsi scattare una foto per il medaglione della tomba – si domanda se nella sua vita non sia stato troppo avaro di sé. Ma non sa darsi risposta e il pensiero dura solo un istante. D’altronde, la sua avarizia a tutto tondo – di gesti, di sentimenti, di atti e intenzioni – è stata l’unico modo che conosceva per sopravvivere, e per Gené è difficile capire ed accettare che ne esistano altri. L’unico piacere che conosce è quello di affacciarsi alla finestra e vedere la sua terra in ordine, il filare della vigna pulito e pettinato, le galline che razzolano pacifiche. Il suo orgoglio è la sua pazienza. Il suo rimpianto una moglie morta anni prima che ai suoi occhi aveva avuto il pregio di aver pronunciato meno di dieci parole in tutta la vita. Alla fine si prova per lui un misto di pietà e invidia: pietà per la sua vecchiaia priva di qualsiasi moderna comodità, eppure invidia per la sua libertà e perché all’approssimarsi dell’ultimo viaggio (che è anche il primo) Gené se ne può andare in pace con il mondo.

Arpino è l’autore di romanzi memorabili come “La suora giovane” (1959), “L’ombra delle colline” (1961), “Il buio e il miele” (1969), “Il fratello italiano” (1980).

 

Giovanni Arpino, Il Contadino Gené. Garzanti 1982

http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Arpino
postato da: davidetolublog alle ore 08:02 | link | commenti
categorie: giovanni arpino, il contadino gené