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martedì, 23 ottobre 2007

GETSEMANI

Osare. Ma come, in che modo, senza prodursi in grida folli, che invece di portare il nostro messaggio assordano l’uditorio e nulla fanno capire? Saviane ha la risposta: con l’umiltà. Osare con umiltà. E con incredibile coraggio. Perché ci vuole un bel coraggio a riscrivere la storia più famosa del mondo. Se Gesù ri/nascesse oggi, cosa farebbe? Scaccerebbe i mercanti dal tempio? Ma soprattutto, li condannerebbe come mercanti?

Nella storia di Saviane c’è Gesù, c’è Maria, c’è il paraplegico guarito miracolosamente. Tutto come allora, dunque. Ma più di ogni altra cosa, come allora, l’amore è al di sopra di tutto, l’amore per l’altro, la scoperta che la vita è vivere per l’altro. La figura di Maria - madre, amante, allieva - iniziando Gesù all’amore carnale, gli pone sì la tentazione dell’egoismo, di fermarsi lì, a godere di quel sentimento di carne, arco teso in bilico tra ribrezzo e seduzione; ma gli dà anche la misura di quanto costi andare oltre, per abbracciare veramente l’altro, gli altri, e diventare attraverso questa consapevolezza così forte da essere in grado di ripescare capacità dimenticate, nascoste nei “secondi sezionati in millenni” della nostra evoluzione, quando tutto ciò che siamo ancora non era e dovevamo inventarcelo, trovando mille strategie. Gesù è la somma dell’uomo, della sua cultura, di tutto il suo essere, dice Saviane. E leggendolo, ci viene in mente che in questa vita alcuni di noi sono Gesù e altri sono destinati ad amare Gesù perché possa compiere il miracolo d’amore. Ma nella logica dell’amore, chi sei tu e chi sono io è solo un gioco di ruoli che facilmente si inverte, si mescola e si fonde: questo è il suo fine ultimo.

Proprio per la sua capacità di interrogarsi spietatamente circa dio, la sua (e la nostra) esistenza, sempre utilizzando parole sceltissime, di cristallina qualità, trasparenti e mai ambigue, Giorgio Saviane è uno degli scrittori che mi rapiscono di più. Dello stesso tenore di questo Getsemani è Il Papa, che trovo addirittura più bello, forse perché raccontando la solitudine di un uomo che cerca la gloria, ingannandosi a compiacere le aspettative di tutti, di sua madre in primis (sarebbe interessante farne un parallelo con La Madre della Deledda), racconta la mia e la tua solitudine.

Tra i temi che ricorrono nei romanzi di Saviane: l’amore tra il professore e la giovane allieva. Ma, contrariamente a ciò che avviene per il più famoso Eutanasia di un Amore, dove l’evoluzione del rapporto è più realisticamente scontata, in Gestemani il professore è un ciarlatano che si trasforma in santo, e la sua allieva è Maria Maddalena che gli permette di trasfigurarsi amandola nonostante il suo peccato.

Vale la pena di leggere per sperare che il racconto ci trasfonda, se non l’amore o l’umiltà, almeno un po’ del suo coraggio.

 

Giorgio Saviane, Getsèmani. Mondadori 1980

sabato, 01 settembre 2007

GETSEMANI

Come ogni estate, dal mare del litorale di Cagliari riemerge una misteriosa croce di marmo a ricordare un morto il cui nome non si legge più. Ma attenzione, la Sardegna di Abate non è quella che si immagina, la terra incantata e stereotipata nei suoi miti e leggende. La Cagliari di Gestemani è moderna e spietata, confondibile con una qualsiasi città del nord. Moderni e spietati sono pure i suoi abitanti, naufraghi alla deriva senza ideali a cui aggrapparsi.
La storia si apre con una rapina in una banca a Getsemani, un ricco quartiere residenziale sorto dove un tempo si stendeva un uliveto secolare. Un nome che non promette nulla di buono, dice uno dei personaggi. Qui una donna armata tiene sotto tiro tre ostaggi. Ma neppure questo è quel che si immagina. Abate è stato maestro nello smontare supposizioni e pregiudizi. Le vite di uomini e donne molto diversi tra loro ma ugualmente disperati si incrociano e si intrecciano, e questo strano sodalizio costituirà la salvezza per tutti loro. Abate descrive il goffo Antonio schiavizzato da una moglie sanguisuga, e il giovane e bello Efrem con la medesima simpatia e bonarietà, e fa tirare i fili della storia ad una donna intelligente e marionettista consapevole, l’avvocato Martina Moro. Parte come un poliziesco, si sviluppa come un giallo, infine diventa romanzo psicologico e generazionale. Dal Mister Dabolina, suo romanzo d’esordio, il talento narrativo di Abate non ha fatto altro che migliorare, lanciandosi coraggiosamente anche nell’utilizzo di un linguaggio originale, scolpito e lapidario.

L’Autore e la Bibliografia
Francesco Abate è giornalista professionista e DJ nei club della Sardegna con il nome di Frisco. Ha esordito come narratore nel 1998 con Mister Dabolina (Castelvecchi); seguono Il cattivo Cronista (Il Maestrale 2003) e Ultima di Campionato (Il Maestrale 2004) nato come soggetto cinematografico e vincitore del premio Solinas. www.frisko.it è la sua casa nella rete.

Francesco Abate, GETSEMANI – Frassinelli/Il Maestrale2006 

postato da: davidetolublog alle ore 08:24 | link | commenti
categorie: getsemani, francesco abate