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lunedì, 16 giugno 2008

INVISIBLE MONSTERS


'"La tua capacità di percezione è completamente fottuta. [...] "Tutto quello di cui riesci a parlare è immondizia già accaduta." [...] "Non puoi basare la tua vita sul passato o sul presente". Dice Brandy: "Devi raccontarmi del tuo futuro."'
Nessuno ha mai veramente niente se non il proprio futuro, e vivere è un esercizio di aggiustamenti continui. Quando si riesce a capire questo, si è sulla buona strada.
Brandy, che la suora dell'ospedale definisce 'una poveretta ingannata', ha completa padronanza delle più raffinate tecniche di training per il successo, in una ricetta personalissima che comprende bisturi, ormoni e analgesici. Perché ciò che conta, per lei, è quello che vuole la mente, non quello che si fa per ottenerlo.
'"Raccontami la tua triste storia del cazzo per tutta la notte." [...] "Quando capisci" dice Brandy "che quella che racconti è solo una storia. Quando realizzi che la storia che stai raccontando sono solo parole, quando puoi sbriciolarla e gettare il tuo passato nel secchio dell'imondizia" [...] "allora riusciremo a capire chi sarai."'
Lei non può parlare. Nessuno la chiama col suo nome vero, nessuno la guarda.
Storia che riesce ad essere a un tempo frizzante e deprimente, superficiale e profonda, Invisible Monsters è talmente ricca di colpi di scena da rasentare la parodia di una soap opera.
La presentazione sul risvolto di copertina guasta una delle principali sorprese, perciò consiglio di non leggerla. Lo stile tutto americano - poco elegante, molto gergale con le ripetizioni tipiche del linguaggio colloquiale ma che non servono a dare ritmo, anzi appesantiscono la lettura - e le abbondanti e colorite metafore sicuramente hanno reso difficile la traduzione, che poteva però essere migliorata con uno sforzo di fantasia. Dopotutto non ci vuol molto a capire che se in inglese qualsiasi parola può fungere da verbo, lo stesso non vale per l'italiano e 'cominciare a', in italiano, può essere seguito solo da un verbo, perciò una frase come "Evie si siede e comincia a ué ué" non è innovativa o gergale, è solo goffa e scorretta, par che le manchi qualcosa.
Si direbbe che Palahniuk abbia fatto l'esercizio di prendere la prima idea che viene in mente, scartarla, prendere la seconda, scartare anche questa, e alla fine optare per quella più impensabile e imprevedibile, ma la lettura comunque merita lo sforzo che si deve fare per entrare in questo mondo strano e diverso, fatto di persone per cui ciò che conta è solo il proprio aspetto esteriore, non importa quanto marcio sia l'interno, e tutto solo fino a quando si riesce a catturare l'attenzione dei riflettori, fuori dai quali si smette d'esistere. La critica intrinseca nel romanzo è ovvia, il modo per raccontarla no.
Notevole come l'autore - e con lui il traduttore - sia riuscito ad essere sempre politically correct anche quando i suoi personaggi non lo sono, e anche quando in apparenza non ce n'è bisogno, con un comportamento sempre coerente.

Chuck Palahniuk, Invisible Monsters. Mondadori 2000
postato da: davidetolublog alle ore 09:08 | link | commenti
categorie: chuck palahniuk, invisible monsters