Oggi leggo...

Documento senza titolo

Analisi o più semplicemente commenti sulle mie letture quotidiane

Documento senza titolo

Chi sono

Blogger: davidetolublog
Nome: Davide Tolu

Definirsi è finirsi...

Visita anche

Pronto Teatro visti e segnalati

Oggi leggo analisi e commenti su letture quotidiane

Davide Tolu la mia home page


io sono BlogAttivo

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

 

Contatore

visitato *loading* volte
sabato, 27 ottobre 2007

TRILOGIA DELLA CITTA' DI K

Le storie che ci piacciono di più sono quelle devastanti, dei dolori più grandi, quelle che raccontano di perdita, solitudine, morte, e lo fanno offrendoci speranza in cambio del nostro coinvolgimento catartico, perché leggiamo ciò che ci fa più paura per esorcizzarlo.
Non so se questa Trilogia offra speranza. So però quello che mi dice: nel panorama orrendo della guerra, ciò che è veramente insostenibile non sono la fame, il freddo, l'assistere impotenti a stermini di popoli: tutto questo si supera, si cerca di andare avanti, la vita continua. Ciò che è insostenibile, ciò che può portare alla pazzia è il tradimento dell'amore. Il dubbio di non essere amati. Parlo dell'amore più remoto, quello che si attacca alle nostre ossa quando nasciamo e contribuisce a renderci quelli che siamo. Ma non dovrei specificare: l'amore, quando è tale, è amore e basta.
Lucas vive in attesa di Claus. Con il suo aiuto, Claus ha attraversato clandestinamente il confine, se ne è andato, non può più tornare. Ma Lucas si aspetta che Claus scriva e che prima o poi ritorni. E quando la guerra finisce e si può di nuovo attraversare il confine, Lucas, testardo, dice che non andrà a cercare Claus, che è stato Claus ad andarsene ed è lui che deve tornare. Tutti hanno dubbi sull'esistenza di questo fratello gemello di Lucas, non ricordano di averlo mai visto bazzicare con lui la piccola città. Ma il lettore l'ha conosciuto, sa che esiste, perché questo libro ha il grande potere di rendere tutto solido e vero, anche le cose più assurde e grottesche. Fino a che non è il libro stesso a sgretolare le nostre certezze, quasi a punirci di esserci fidati di lui, di un sogno, così come sono puniti Lucas e Claus, gemelli che agiscono e pensano come un'unica persona. E se fossero un'unica persona? Lucas, Claus, un anagramma.
Questa trilogia è anche un distillato di nostalgia. Quale sarà mai la città a cui allude il titolo? Potrebbe essere Köszeg, la città ungherese dove ha la Kristof vissuto da adulta, prima di trasferirsi in Svizzera.
"Je voulais parler de ma séparation avec ma ville de Köszeg" dice in un'intervista. Oppure... oppure...
Non voglio continuare, non posso raccontare di più: un libro non dovrebbe avere mai bisogno di spiegazioni, dovrebbe parlare per sé: e questo è uno di quei casi in cui a farlo si farebbe danno.
Di fronte a un libro così folgorante, che affronta le tinte forti dell'incubo con l'accettazione dell'ineluttabile, che non condanna, che non conosce l'ipocrisia del pudore, che si limita a constatare i fatti - anche quelli che si vorrebbero negare, dimenticare - con una lingua di lucidità e precisione quasi crudeli, posso dire solo: Chapeu.


Agota Kristof. Trilogia della città di K. (1986)  - Einaudi

ps. per la trama si veda http://it.wikipedia.org/wiki/Agota_Kristof

La biografia di Agota Kristof su www.zam.it
postato da: davidetolublog alle ore 19:36 | link | commenti (6)
categorie: agota kristof, trilogia della città di k