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venerdì, 22 febbraio 2008

LA GATTA

Ci sono scrittori che non hanno bisogno di raccontare grandi eventi per esprimersi in tutta la loro grandezza. È il caso di Calvino, che riesce ad incollare il lettore alla pagina con la semplice descrizione di un’onda che si rifrange sulla riva. Ed è anche il caso di Tanizaki con questo breve romanzo in cui la vivida immagine di Lily, una gattina europea dipinta con vero amore (perfettamente comprensibile e anche inevitabile una volta che si legge di lei), è pretesto per mettere a nudo l’intimo sentire dei protagonisti: un uomo pigro, infantile e capriccioso, le due donne che se lo contendono, e sua madre, figura solo apparentemente forte, perché dominata in realtà dalle esigenze di facciata della società. La storia si apre con la lettera che Shinako scrive alla donna che l’ha rimpiazzata sotto il tetto coniugale. Nella sua supplica di riavere Lily, ci mostra un ritratto di sé che si rivelerà ingannatorio. Ma sarà lei a fare le spese del suo inganno, e a dimostrazione che le crisi sono sempre uno stimolo per la crescita interiore, l’arida Shinako si trasformerà a dispetto di sé e delle sue trame, provando per l’incantevole Lily sentimenti che non erano mai stati così umani.

I luoghi, i costumi e i personaggi rimandano a contesti lontani, anche nel tempo, ma la descrizione rilassata e al tempo minuziosamente appassionata ce li restituisce perfettamente percettibili e familiari.


La gatta (La gatta, Shozo e le due donne, 1936), Jun’ichiro Tanizaki, Bompiani tascabili 1988

 

postato da: davidetolublog alle ore 10:10 | link | commenti (1)
categorie: la gatta, junichiro tanizaki

Commenti
#1   02 Maggio 2008 - 11:22
 
Da amante dei gatti (e di tutti gli animali, devo ammettere) sono sicura che una gatta ("solo un gatto"-come direbbero tanti) ha un potere sugli uomini (e sulle donne) davvero rilevante.

Grazie per la tua visita e il tuo commento: leggendo nel tuo blog ho trovato parecchi punti in comune.
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