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martedì, 11 settembre 2007

TRA(n)scritti POLITICI


Acuti, brillanti e senza mezze misure: gli scritti politici di Mirella Izzo sono caratterizzati dalla capacità di guardare dove i più non osano. Per sollevare problemi? No, per risolverli, una volta e per sempre, senza girarci attorno - come si fa di solito - e senza accontentarsi di qualche effetto placebo, che è sempre passeggero e poi i sintomi tornano, peggiori di prima. 
Perno di questi discorsi civili sono le persone conosciute diffusamente come ‘transessuali’. Ma parlare di trans, quindi di genere e sesso, oggi e sempre, è un modo efficace per parlare della nostra società, per la quale ruoli sessuali e gestione del sesso sono sempre stati unità di misura: da queste unità si è sempre partiti o per costruire un potere sopraffatorio o, al contrario, per liberarsi dall’oppressione. Perciò questi TraNscritti Politici - oltre che indispensabili per chiunque sia interessato alle tematiche di sesso, genere, orientamenti sessuali e diritti delle minoranze - sono una lettura illuminante per tutte/i/*. E non abbiate paura dei toni graffianti: alla fine di questo libro unico nel suo genere sarete premiati con un sorriso per l’auto/ironia che traspare dalle pagine, e avrete un moto di gratitudine verso la sua Autrice. Grazie, Mirella Izzo!

Tra(n)scritti Politici, di Mirella Izzo. on www.lulu.com    http://stores.lulu.com/mirella2007
postato da: davidetolublog alle ore 08:42 | link | commenti
categorie: mirella izzo, transcritti politici
sabato, 01 settembre 2007

PERPETUE RIFRAZIONI

Mirella Izzo, conosciutissima per le sue innumerevoli attività a favore del popolo transgender, con “Perpetue Rifrazioni” mostra un lato inedito di sé. A cominciare dai temi, questa raccolta di poesie si annuncia intrigante, di certo sconvolgente: la transizione sessuale, il lesbismo e il femminismo dal punto di vista di una neodonna, l’handicap fisico causatole da un’aneorisma all’aorta che l’ha costretta a sottoporsi ad un delicato intervento a cuore aperto con inclusione di valvola meccanica: tutti fatti che la rendono una persona totalmente reinventata, nuova, senza nessun parametro o modello tradizionale a cui fare riferimento per identificarsi o trarne paragoni. Da questa posizione a un tempo privilegiata e “dannata”, Mirella osserva la vita e i suoi misteri, l’amore e la morte, come facce della medesima medaglia e trae profonde intuizioni. Questa è la voce di un essere umano di incredibile complessità, quasi fosse davvero un personaggio cibernetico che riesce ad autoprogrammarsi a piacimento, incarnando attraverso il corpo desideri e modi di essere che nelle persone “normali” esistono solo allo stato potenziale e non vengono mai espressi.

La Izzo è una pioniera in territori inesplorati di cui i comuni mortali ignorano persino l’esistenza. Versi sciolti che snobbano le rime ma non mancano di ritmo, musicalità, grazia e sono pervasi di un soffuso e misterioso erotismo.

Anche se un libro di poesie non si spiega ai lettori, come dice l’Autrice nella sua prefazione, le premesse che accompagnano le poesie e i diversi periodi in cui sono state scritte sono estremamente interessanti, almeno quanto le poesie stesse. Degni di particolare nota sono i versi del periodo pre-transizione, dove il gusto per l’ermetismo può significare uno stato mentale di censura in cui tuttavia emerge una profonda capacità intuitiva e una acuta, fragile sensibilità.

 

Perpetue Rifrazioni, Mirella Izzo – solo su www.lulu.com

postato da: davidetolublog alle ore 08:35 | link | commenti (2)
categorie: mirella izzo, perpetue rifrazioni

DRACULA

Rieggo Dracula dopo averne visto una interessante trasposizione teatrale (specialmente per l’uso ingegnoso della scenografia) ad opera della compagnia Lunaria di Genova.

Ciò che trovo affascinante nel romanzo non è tanto la descrizione del vampiro e delle sue spaventevoli azioni, ma l’abilità di Stoker nel costruire la tensione psicologica dei personaggi. E’ stato questo a mio avviso che a permesso a Dracula di imprimersi nell’immaginario umano così profondamente. L’amante costretto a conficcare il paletto nel cuore dell’amata ormai divenuta una non-morta corrisponde esattamente al peggiore incubo che possiamo immaginare: uccidere chi amiamo per salvarlo. Dobbiamo farlo, anche se siamo pieni di orrore, e alla fine è proprio questo orrore che ci fa centuplicare le forze e compiere il nostro dovere con uno zelo e una potenza largamente maggiore del necessario. Purtroppo ne abbiamo esempi reali negli omicidi commessi in famiglia, i più efferati: già, forse è proprio così che deve sentirsi un padre o una madre la cui mente disturbata decide che uccidere i figli sia per il loro bene.

Ma chi era Stoker? I biografi non ne parlano. Nell’introduzione all’edizione che leggo, Francesco Saba Sardi, anche traduttore, sostiene che la censura è dovuta al carattere pruriginoso del romanzo: troppe allusioni sessuali, neppure troppo implicite. Ma anche troppo coinvolgimento della religione cristiana, che però in Dracula avrebbe dovuto semmai trovare un alleato per rafforzare l’idea della personificazione del male. Bisogna dire anche che tutta la letteratura che si è discostata dalla descrizione del “reale” è sempre ed è tuttora definita letteratura minore. A torto marcio, direi. Se certa scrittura assurge a nobiltà per il servizio che rende agli uomini, di specchio alla propria anima o a un’epoca, in modo che la società possa trarne insegnamento ed evolvere, che dire allora di tante opere di fantascienza che più di qualsiasi altro genere servono da monito e sprone all’umanità perché corra a riparare i danni commessi prima che sia troppo tardi? E se la fantascienza ha questo compito, non si può negare che l’horror abbia quello di interrogare gli animi a proposito di ciò che, dalla notte dei tempi, è stata la maggiore debolezza degli esseri umani: la paura dell’ignoto, l’oggettivazione del Male. Allo stesso tempo questa letteratura è catarsi quando descrive le vie per superare la pazzia. Sì, pazzia, perché la paura del Male ignoto diventa pazzia. La mente che non ha spiegazioni, che si dibatte per risolvere un problema in cui è in ballo la sopravvivenza e non riesce a venirne a capo è destinata a impazzire, per protezione. Dracula infondo è anche questo, una terribile interpretazione della pazzia, dove pazzia è intesa proprio come incapacità di capire il male e quindi di superare il dolore.

Tornando a Stoker, anche se i biografi lo hanno ritenuto poco degno di attenzione, basta il suo romanzo più famoso a dirci di lui. Si sa che l’idea di un romanzo sul vampiro gli venne leggendo Carmilla di Le Fanu. Ebbe proprio una folgorazione. Prima scrisse Dracula’s guest (L’ospite di Dracula), che però poi rinnegò perché troppo simile a Carmilla. Allora cambiò metodo e optò per la forma diaristica. Che Stoker fosse figlio del Modern’ Style è chiaro dall’accuratezza della documentazione su cui si fonda il romanzo. I luoghi del castello nei Carpazi, la gente e le sue usanze sono descritti con esattezza, così come esattamente Stoker utilizzò gli archetipi e le leggende sul vampirismo. Ciò che non è così visibile, e certamente non era recepibile ai lettori del tempo (Dracula vide le stampe nel 1897) è il fatto che Stoker si fosse documentato ben oltre ciò che serviva per rendere la sua storia verosimile (e perciò più spaventosa). Stoker analizza a fondo il fenomeno del vampiro nella sua essenza, nel suo significato ultimo, nell’inconscia (o ben conscia) attrazione che tutti proviamo per lui. Il vampiro rappresenta insieme la morte e il suo superamento, e siccome in questa esistenza fisica ci riesce impossibile spiegarci una cosa simile, il concetto di superamento della morte si contorce e torna indietro, a condurre una non-vita  e una non-morte al confine tra i due mondi. L’esistenza di una vita dopo la morte fisica è un concetto che l’umanità ha sempre creduto (se per bisogno o per innata conoscenza non ci è ancora dato sapere). Però l’inferno o il paradiso sono mondi separati, che non abbiamo né diritto né possibilità di sperimentare nella vita terrena. Quando succede che questi mondi si mescolino alla nostra realtà l’effetto è sempre devastante e terrorizzante, non importa che a manifestarsi siano angeli o demoni, tutto ciò che sfugge alle leggi della nostra fisica viene da noi vissuto come una minaccia. Ritorniamo dunque alla paura dell’ignoto. Azzardo l’ipotesi che per Stoker non fosse tutto così ignoto, se a un certo punto fa dire al professore vampirologo Van Helsing: “Noi vediamo attorno a noi ogni giorno nascita di nuove credenze che si pretendono nuove […]. Suppongo che voi non crediate nella dislocazione corporea. No? E neppure in materializzazione. No? E neppure in corpi astrali. No? E neppure in lettura di pensiero. No? E neppure in ipnotismo…” ‘Corpo astrale’ è un concetto di cui ormai molti hanno sentito parlare se non altro grazie alla diffusione di tecniche new age, ma che allora ben pochi adepti dovevano conoscere. Curioso inoltre che Stoker (per bocca di Van Helsing, suo miglior alter ego, la cui voce è abilmente depistata con la comica parlata da straniero) abbia affiancato all’ipnotismo - tecnica oggi universalmente accettata dalla medicina - altri concetti legati alla metafisica e ancora guardati con scetticismo dalla scienza. Dislocazione, materializzazione, telecinesi, piano astrale, ipnotismo: hanno tutti a che fare con potenzialità umane latenti e inerenti una parte di cervello che di solito non usiamo o comunque non nelle condizioni ideali. Se ci riuscissimo, saremmo anche noi in grado di vedere e forse anche superare quel confine che Dracula ben rappresenta, essendo il Nosferatu, il non-morto, la personificazione della paura di superare quel confine, incontrare la morte e scoprire che veramente c’è qualcosa oltre. Dunque Stoker sapeva. A me è molto chiaro che non abbia voluto scrivere Dracula solo perché ne aveva ravvisato le potenzialità commerciali, ma proprio perché voleva lanciare un messaggio, spronare attraverso la paura, forse proprio come fu spronato lui la prima volta che lesse Carmilla. E a riprova di ciò, concludo l’analisi con una frase, sempre di van Helsing, oggi più che mai vera e valida: “Ah, errore di nostra scienza è di pretendere di spiegare tutto!”

Bram Stoker, Dracula. (mia edizione: Mondadori 1979 nella traduzione di Francesco Saba Sardi)
 

 
postato da: davidetolublog alle ore 08:33 | link | commenti (2)
categorie: dracula, bram stoker