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martedì, 28 agosto 2007

L’AGNESE VA A MORIRE

Sono solo a pag. 25, la tensione si rompe. E sono lacrime d’emozione per l’altezza spirituale di questa donna (… si tolse dal seno un pacchettino di carta, lo aprì: c’erano tre carte da mil: - So che ce ne vogliono molti per tutti quei ragazzi nascosti, e per il resto. Io, senza Palita, non ne ho bisogno […] Li do senza offesa.) Agnese che viveva di niente, viveva solo per accudire il marito malato. Agnese poco istruita, ma intelligente, di quell’intelligenza non intellettuale ma intuitiva. Che non aspetta altro che il momento di fare, con gli occhi e la mente avida, fiduciosa e felice di essere utile, utile a raddrizzare torti tali da indurre all’odio verso un intero popolo. Agnese sempre più grande, gigantesca, che riempie l’ultima pagina e il cuore come un’enorme macchia nera quando il suo corpo cade fucilato come un fagotto di stracci.

 

Renata Vigano, L’Agnese va a morire, Einaudi (1° edizione 1949)
postato da: davidetolublog alle ore 02:00 | link | commenti (4)
categorie: l agnese va a morire, renata viganò

SCUSATE SE HO QUINDICI ANNI

(9/10/05) Se il libro di Zoe Trope fosse stato scritto da un’adulta sarebbe quasi geniale. Ma l’ha scritto veramente una quindicenne, perciò la cosa si fa triste. Lei suscita tenerezza, ha le giuste priorità, è sana di mente e fa ben sperare per il futuro ma spesso mi annoio a leggerla. Continuo sperando che succeda qualcosa ma non succede nulla perché succede tutto continuamente. Non ci sono picchi, non c’è tensione, non c’è nulla che sorprenda dopo le prime pagine. A volte ha delle trovate letterarie interessanti, ma tutto qui. Un terzo del libro racconta del cibo che mangia e di com’è vestita. Mah. Zoe Trope non ha intenzioni. Scrive il suo diario perché è la sua vita e ha bisogno di “vomitare i pensieri”, sta impazzendo (anch’io impazzivo così alla sua età) e vuole essere una scrittrice. Ma il perché vuole esserlo, perché gli altri debbano leggere ciò che scrive, questo non se lo chiede. E quando lo fa capisce che non ha senso e non c’è una motivazione e lei è solo una povera bambina sperduta che porci adulti vogliono spremere per far soldi. Andiamo a rileggerci quello che scrivevamo a quindici anni, se mai l’abbiamo fatto.

 

Zoe Trope, Scusate se ho quindici anni. Einaudi

postato da: davidetolublog alle ore 01:55 | link | commenti
categorie: zoe trope, scusate se ho quindici anni

AMICHE PER LA PELLE

Ha il sapore e il profumo di una favola, questa storia d’amicizia semplice come una favola di straordinaria modernità. Quattro donne - un’indiana, una cinese, una bosniaca e un’albanese - stringono un legame multietnico che non si può fare a meno di invidiare. Eppure vivono tra le pareti di una palazzina fatiscente, che non ha l’acqua calda, ha i bagni in comune nel pianerottolo e che nella loro vita di immigrate è diventata la loro amatissima casa di Trieste. La scrittura è leggera, continui a leggere senza accorgerti che sta arrivando la crisi, forse la tragedia. Un unico inquilino italiano che continua a urlare “brutti negri” ai suoi vicini (che non sono nemmeno neri, ma questa è una sottigliezza superflua) ha il compito di farci vergognare: per chi invoca la pulizia (della razza) e poi si sporca (di sentimenti indegni). Per fortuna  quelli che hanno l’unica colpa di essere tra i molti ospiti del Pianeta in cerca di una sistemazione più adatta alla vita, si sforzano di essere educati e gentili anche con lui. Però siamo proprio noi, l’italiano vecchio pazzo e intollerante, che alla fine compiamo il gesto più bello. La scrittura di questa donna indiana ci riscatta tutti e ci insegna, con l’esempio, come essere migliori.

 

Laila Waida insegna alla scuola per traduttori e interpreti dell’Università di Trieste.

 

Laila Waida, AMICHE PER LA PELLE. Edizioni E/O 2007

postato da: davidetolublog alle ore 01:53 | link | commenti
categorie: amiche per la pelle, laila waida