Oggi leggo...

Documento senza titolo

Analisi o piĂą semplicemente commenti sulle mie letture quotidiane

Documento senza titolo

Chi sono

Blogger: davidetolublog
Nome: Davide Tolu

Definirsi è finirsi...

Visita anche

Pronto Teatro visti e segnalati

Oggi leggo analisi e commenti su letture quotidiane

Davide Tolu la mia home page


io sono BlogAttivo

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

 

Contatore

visitato *loading* volte
lunedì, 05 maggio 2008

TI PRENDO E TI PORTO VIA

Poche righe per questo scrittore pluriacclamato.

Ammaniti è un regista bambino che ama giocare. La sua scena è Ischiano Scalo, paese sfigatissimo di mille anime dove sembra non succeda mai nulla e invece proprio qui si scatena il finimondo. Ischiano Scalo in realtà è il vero protagonista della storia, perché tutti i personaggi, per quanto forti, vivi, concreti, alla fine del libro scompaiono e ti rendi conto che erano solo pretesti per creare lo spettacolo. Perché di spettacolo si tratta: questo romanzo è intrattenimento puro, forse senz'altre pretese. Ammaniti non risparmia fuochi pirotecnici, qui c'è tutto: la parodia, la pubblicità, l'indagine psicologica, il grottesco, l'orrore, l'amore e il sesso e soprattutto le grandi ingiustizie: quelle che crescono di pagina in pagina e ti fanno venire voglia di urlare, entrare nella carta stampata e pronunciarlo tu, quel "ti prendo e ti porto via" a beneficio ora di questa ora di quella vittima. Vittime e carnefici, questa è la storia.
La morale: crescere è diventare un po' carnefici.

Nicolò Ammaniti, Ti prendo e ti porto via. Mondadori 1999
giovedì, 01 maggio 2008

MAL DI PIETRE

Mi piace indovinare un libro dal titolo, immaginare la promessa di racconto da quelle poche parole che ne determinano di fatto l'identità.
Questo titolo mi ha fatto domandare: Che male tremendo è, il mal di pietre? Di certo un dolore sordo, duro, che non scema mai. Non mi sbagliavo.
Narrata in prima persona dalla voce di una nipote di cui veniamo a sapere ben poco, la storia è quella della nonna, una donna bellissima che vuole conoscere l'amore, quello vero, passionale, fatto di sangue e carne, e che in tempi in cui marito e moglie univano i propri corpi solo attraverso un buco nelle lenzuola spesse, non si vergogna di scrivere poesie esplicitamente erotiche agli uomini che le piacciono. La famiglia naturalmente la ritiene pazza, e come pazza la tratta giungendo persino a pensare di farla rinchiudere. In quella stessa scrittura fonte di sventura (maledetto il giorno in cui ha imparato a scrivere, dice sua madre) la nonna nasconde una forza immensa, che le permette di sopravvivere nonostante il dolore, il suo mal di pietre -  il quale, si capisce, non è un semplice problema di calcoli renali, ma un vero male di vivere, che le impedisce di provare "la cosa principale": l'amore. Nessun sentimento per il marito, il quale pure è un uomo bello e colto, e la prima persona gentile che non scappa di fronte alle sue pazzie. Quasi nessun sentimento per il figlio che infine nasce. Tutta la vita di questa donna ruota attorno a un sogno, ad un uomo incontrato per caso, e amato follemente... Perché, poi? Forse solo perché si trattava già di un amore impossibile.
Ad essere ammalato è dunque il cuore, e alla fine della sua vita, quando si devon fare i conti, la donna si pente di essere stata dura, cattiva, di aver vissuto nel suo dolore e aver rifiutato di vivere appieno.
Nonna: una definizione già immensamente carica di nostalgia, perché descrive una donna che fu, i suoi ricordi, la sua passata bellezza, e non ciò che è.
Storia familiare, epica, con lo sfondo della guerra e di città e abitanti mutilati, Mal di pietre è anche storia di una diversità, in quegli anni non lontani in cui a essere definiti diversi bastava assai poco, e ad esserlo serviva un immenso coraggio.
E coraggiosa è stata la scrittrice, capace non solo di una affabulazione fluida che non conosce cali di interesse, tra picchi di passione e di dolore, ma anche di raccontare il sesso in maniera franca, onesta e libera e non per questo meno eccitante.
Personalmente ho risentito un po' della trasposizione troppo colloquiale (campidanese, nella fattispecie) della scrittura, che a tratti si inclina in qualche piccola imperfezione. Ma, come dice la quarta di copertina, questo libro è un piccolo cameo.
Infine, le descrizioni innamorate dei luoghi sardi - Cagliari, Gavoi, l'innominato paese della nonna - meritano da sole la lettura, almeno per quanto mi riguarda.

Milena Agus, Mal di pietre. Nottetempo 2007
postato da: davidetolublog alle ore 20:34 | link | commenti (2)
categorie: mal di pietre, milena agus
lunedì, 21 aprile 2008

IL GIORNO DEL GIUDIZIO

 

Non amo le gerarchie e le scale di merito, in letteratura come nella vita la diversità crea intersecazioni e questo rende impossibile ogni classifica universale. Ma Salvatore Satta ha scritto IL libro, il romanzo. Ogni parola, ogni costruzione è un piacere e sembra nascere da una precisa lucida volontà, non da impeti o ispirazioni incontenibili. D'altronde Satta si confrontava nella vita e per mestiere con il giudizio civile e imperfetto degli uomini, e chi più di lui poteva comprendere il peso della parola? Anche un accento, un'intonazione pronunciati da un uomo possono decidere della vita di un altro uomo. E sentendosi chiamato a resuscitare la sua gente con le sue parole, il più corretto e severo giudizio Satta lo esprime su di sé. Autodeterminazione: ecco che cosa è chiamata a fare l'umanità. Finché non ne saremo in grado, entreremo da vivi a far parte di quelle "teorie interminabili, ma senza cori e candelabri" che sono i morti.

WARNING: anticipazioni! (sulla struttura, non sulla trama) Ho un brivido ogni volta che incontro la scarna realtà della seconda parte: un'unica pagina, poi il nulla. Il giudizio s'era compiuto, anche per Satta... e nel perfetto orologio dell'universo, il tempo era quello giusto, il libro completato. Quell'unica pagina contro le altre quasi 300 della prima parte mi impongono alla mente l'immagine di una bilancia in disequilibrio, una bilancia che ha segnato il suo verdetto. "Bisogna che ci sia uno che ti raccolga, ti risusciti, ti racconti a te stesso e agli altri come in un giudizio finale." Non è (anche) per questo, infatti, che viviamo?

Salvatore Satta, Il giorno del giudizio (1979). Ilisso 1999
postato da: davidetolublog alle ore 17:10 | link | commenti (1)
categorie: il giorno del giudizio, salvatore satta